Giù l’Irpef, su l’Iva e un fisco più semplice: ecco perché questa volta Tria e i gialloverdi hanno ragione

Le cose, dietro le parole, cominciano a essere chiare. Quando Giovanni Tria dice di essere “a favore di un’imposta spostata sui consumi e non sulle persone”, sta dicendo che si diminuirà l’Irpef, come vuole Salvini, di sicuro ci saranno due punti di Iva in più, pari a un gettito stimato di circa 23 miliardi di euro sui consumi. E quando gli esponenti leghisti parlano di flat tax, o di semplificazione del sistema fiscale, stanno dicendo – come dice da tempo il presidente della commissione bilancio della Camera dei Deputati Claudio Borghi – che “tutte le deduzioni e le detrazioni spariranno”.

Più passa il tempo, insomma, più si capisce che la seconda legge di bilancio dei gialloverdi, se ma sarà, sarà tutta giocata sulle politiche fiscali. Non potrebbe essere altrimenti, del resto: ci sono 40 miliardi che vanno trovati e l’unico modo per farlo senza ricorrere ulteriormente al deficit – non si può: i mercati non ce lo permetterebbero – è quello di provare a spostare il carico fiscale, sperando che l’economia abbia un sussulto.

È vero e sacrosanto che va tolto un po’ di carico fiscale dalle persone fisiche. È vero che è meglio tassare i consumi e i patrimoni che il lavoro o i redditi d’impresa. È vero che disboscare la giungla delle detrazioni per diminuire un po’ le aliquote non sarebbe per nulla una cattiva idea

Questo non vuol dire che diminuiranno le tasse. È lo stesso Def a ricordarlo: il saldo tra tagli e aumenti, per i prossimi tre anni, dice che il carico fiscale per gli italiani aumenterà di due miliardi circa. Poca roba, ma per un Paese con un cuneo fiscale superiore di 10 punti alla media europea, e con un corporate tax rate che lambisce il 65% (la media europea è attorno al 40%) ha il sapore della beffa.

Eppure non ce la sentiamo di bocciare del tutto la proposta Tria, né le istanze di semplificazione fiscale che arrivano dal mondo leghista. È vero e sacrosanto che va tolto un po’ di carico fiscale dalle persone fisiche. È vero che è meglio tassare i consumi e i patrimoni che il lavoro o i redditi d’impresa. È vero che il sistema fiscale italiano è, come dice giustamente l’economista Nicola Rossi è “come un Lego i cui pezzi sono messi a casaccio l’uno sull’altro e non compongono niente”, e che disboscare la giungla delle detrazioni per diminuire un po’ le aliquote non sarebbe per nulla una cattiva idea.

Possiamo discutere sulle modalità: forse sarebbe meglio un aumento dell’Iva differenziato, su alcuni beni e non su tutti. E sicuramente le due aliquote al 15% e al 20% sono un regalo ai ricchi ingiustificato, soprattutto in un Paese come l’Italia in cui il gettito fiscale deve supportare uno Stato sociale universale ed oneroso: alzare la no tax area o abbassare tutte le aliquote esistenti senza modificare gli scaglioni sarebbe altrettanto efficace, e certamente più equo. Discutiamone, quindi. Però, per una volta, siamo d’accordo col governo, perlomeno nelle intenzioni. Se poi si riuscisse a tagliare qualche spesa improduttiva e clientelare – anziché aumentarle, come è stato fatto lo scorso anno – e a ridurre davvero il carico fiscale per gli italiani, oltre a spostarlo, sarebbe davvero un gran cosa. Non ci crediamo, ma lasciateci la possibilità di sperarlo. Almeno questo, non costa niente.

Da Linkiesta

Annunci

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.