Una manovra sull’acqua

 

Personalmente giudico la manovra appena pubblicata marginale, pericolosa, prociclica. Non incide minimamente sulle questioni storiche della bassa crescita dell’economia italiana, mancanza di investimenti in infrastrutture, istruzione, tecnologia, equità redistributiva, diseguaglianze, bassa produttività, burocrazia, politica fiscale. Pericolosa per essere basata su una spesa in deficit (non coperta cioè da maggiori entrate reperite non a carico sempre degli stessi soggetti), che non ha dimostrato in passato di apportare una crescita adeguata al mantenimento della stessa e al benessere collettivo (esempi recenti, gli 80 euro di Renzi). Prociclica in quanto può produrre aggravamento dell’attuale stallo economico o nessun miglioramento nonostante le intenzioni dichiarate dai rappresentanti del governo. l’Upb e l’ordine dei commercialisti hanno parlato di incremento della tassazione a carico delle solite categorie, imprese e famiglie già gravate da pesanti imposizioni, che sono le uniche in grado di rilanciare l’economia e che in questo modo ridurranno ulteriormente i consumi.
Gli aumenti previsti per gli statali insieme ad altre misure di livello simile si inseriscono nelle iniziative “elemosine o mance” che messe in atto non apportano alcun beneficio ai singoli (che si può fare con 8-14 euro in più al mese?), ma messe assieme provocano una spesa a carico delle casse dello Stato ovvero di quelli che lo finanziano. Tali somme difficilmente saranno spese ma serviranno più piuttosto ad incrementare i risparmi che in Italia non se la passano male.
Ma se le maggiori somme introitate non vengono spese per paura del futuro, incertezza, istinto atavico, l’economia non gira, le imprese producono di meno, ritardano gli investimenti, non assumono, non distribuiscono redditi e per questa strada si aggrava il già precario equilibrio economico e finanziario del Paese. In un Paese con politici sensati si chiederebbe di farsi finanziare investimenti infrastrutturali, in tecnologia e ricerca per importi di 30 – 50 miliardi l’anno per almeno 5 anni in modo da ammodernare il Paese, far crescere l’occupazione, distribuire redditi (e non sussidi assistenziali che alimenteranno solo il “nero” ), aumentare i salari considerata la bassa inflazione e infine il Pil in modo da vivere tutti felici e contenti. Questo dovrebbero chiedere Salvini e Di Maio all’Europa, esistono infatti istituzioni europee come la Bei (la Banca Europea degli investimenti), piani di rilancio dell’economia dei singoli Stati come il Piano Juncher e i fondi strutturali che andrebbero incrementati adeguatamente per avere la desiderata crescita e il tempo necessario per ridurre il debito e il suo rapporto con il Pil, ma da quando sono al governo non hanno mosso un dito per affrontare tali questioni,questi signori per mesi hanno reclamato la sovranità e la libertà di spesa, salvo poi cedere dopo mesi di spread a 260-280 che ha solo aggravato la spesa per rifinanziare il debito, esporci nuovamente sui mercati e al giudizio delle agenzie di rating. Bel risultato! Non a caso si chiamano populisti, inseguono il consenso elettorale a tutti i costi, guardano alle Europee di primavera, ma non hanno alcuna visione prospettica, e così condannano il Paese ad essere eternamente schiavo delle lobby economiche che a parole dicono di contrastare. Una manovra sull’acqua..

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