La strada pericolosa del Governo giallo verde. E’ l’inizio della fine?

In questi giorni i media stanno prestando grande attenzione  alla politica economica intrapresa dal governo giallo verde in quello che  è il primo documento ufficiale di tipo finanziario e cioè la nota di aggiornamento al def che anticipa la politica fiscale che questo governo intende seguire nel prossimo triennio indicando i provvedimenti economico sociali che ha di mira e gli impatti sulla finanza pubblica. All’ annuncio della nuova politica è seguito nell’immediato un crollo della Borsa di Milano arrivata a perdere il 3,7 % e un’impennata dello spread fino a 280 p.b. (per poi flettere leggermente ma sempre in quota 260 intorno alla quale si è stabilizzato da due mesi).

Quale il motivo di tali crolli? Innanzitutto la spesa finanziata in deficit e la spesa complessiva della manovra che è di 40 miliardi e non di 27 come è stato detto, la differenza dovrebbe essere coperta dalla pace fiscale e da tagli alla spesa ma se poi queste dovessero nei fatti rivelarsi insufficienti il deficit raggiungerebbe la soglia del 3% che non solo sfonderebbe il parametro di Maastricht ma provocherebbe ulteriore aumento del debito.

Qui ci vuole una premessa. Le politiche economiche si dividono in fiscali e monetarie, dall’interazione di queste due nasce il reddito o pil di un  Paese che tali politiche tendono a portare a quello potenziale ai fattori produttivi esistenti o di massima occupazione: a una politica monetaria espansiva (con riduzione dei tassi d’interessi) può corrispondere una politica fiscale restrittiva (con aumento delle aliquote fiscali o riduzione della spesa) per raggiungere il reddito di equilibrio nel mercato dei beni e della moneta favorendo gli investimenti da parte delle imprese che potrebbero acquistare beni strumentali a tassi di finanziamento ridotti così favorendo crescita e occupazione. Se invece si attua una politica fiscale espansiva si dovrebbero favorire i consumi e la connessa crescita del Pil ma questo non sempre si verifica quando ci sono aspettative economiche negative da congiuntura, in parole povere se le famiglie temono un futuro incerto anziché spendere risparmiano e così facendo danneggiano se stesse e le future generazioni perché ad un aumento della spesa pubblica non  seguono maggiori entrate e in un paese ad alto debito come questo può essere fatale anche in assenza di attacchi speculativi.

Se il problema principale dell’Italia è e resta il debito, la prima cosa da fare è mettere mano a questo in modo pesante non per cancellarlo che sarebbe impossibile ma per ridurlo entro una soglia che consenta di fare spesa per investimenti senza l’assillo del deficit. In uno scenario come quello che si va delineando il rischio è che il deficit proposto vada a coprire gli interessi da pagare in caso di violenta impennata dello spread e potrebbe anche non bastare.

Compito della politica è quello di dare risposte ai problemi non di fissarsi su cavalli di battaglia irrealizzabili come quelli proposti da due forze politiche eterogenee che hanno formato il governo e hanno sommato le promesse elettorali tanto inutili quanto dannose, inutili perché non risolvono il problema cronico della crescita che può venire dalle imprese e dall’occupazione che creano, la sola in grado di rilanciare i consumi, dannoso per i rischi potenzialmente deflagranti di una simile politica.

La spesa assistenziale è necessaria per le fasce più deboli della popolazione e quindi ben vengano le pensioni di cittadinanza alzando le minime fino a 780 euro (a patto di non tassarle), ma non si può destinare un’intera legge di bilancio a pensioni anticipate superando la legge fornero, reddito di cittadinanza e riduzione delle tasse ai più ricchi equiparati ai percettori di redditi medio-bassi, questo è iniquo, dannoso ed estremamente pericoloso in quadro di finanza pubblica come il nostro caratterizzato da un debito enorme rifinanziato costantemente sui mercati ai tassi decisi da questi, ai quali non interessa altro che il pagamento puntuale di capitale ed interessi.

E allora qual è il problema principale di questo Paese? IL DEBITO. Che cosa si potrebbe fare per ridurlo? per ridurlo senza massacrare lo stato sociale, aumentare le tasse e tornare in recessione, si potrebbe agire a livello di politica monetaria o meglio chiedendo interventi della BCE non per acquistare il debito che resterebbe là e continuerebbe a crescere ma bloccando il pagamento del debito nella pancia delle banche italiane per qualche anno garantendo il pagamento integrale agli investitori stranieri.

qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe come dichiarare fallimento ma in realtà questa proposta non comporta una ristrutturazione vera e propria del debito con cancellazione totale o parziale dello stesso ma solamente una sospensione del pagamento del debito verso gli istituti di credito italiani (ma lo stesso potrebbe farsi con gli altri soggetti finanziari detentori interni) che essendo particolarmente coinvolti nelle vicende del debito e a rischio scalata in caso di eccessivo deprezzamento dei corsi azionari come visto in questi mesi dopo le elezioni politiche, sarebbero più indotte ad accettare un compromesso in grado di dare una maggiore stabilità alle stesso nel medio periodo. Congelando il debito interno in mano alle banche, si renderebbe  necessaria la ricapitalizzazione di queste da parte della banca centrale europea che sarebbe garantita dall’istituzione di un veicolo da parte dello Stato nel quale far confluire i proventi da utilizzo economico di asset strategici come partecipazioni azionarie in grandi società, sfruttamento commerciale di beni storici e artistici, affitto di immobili pubblici,  vendita di immobili dello stato non utilizzati, razionalizzazione della spesa pubblica e recupero dei capitali esportati e non tassati. In questo modo si otterrebbe un allungamento delle scadenze del debito, si creerebbe un fondo di ammortamento per la progressiva riduzione, si metterebbero al sicuro i risparmi sottraendo le banche alla speculazione per i noti motivi e si metterebbero le basi per una crescita progressiva senza shock finanziari indotti da politiche fiscali sconsiderate o potenzialmente letali per la reazione dei mercati che ci consentono di pagare stipendi e pensioni, di mantenere il welfare e di realizzare una crescita sostenibile avendo di mira l’equità e la redistribuzione delle risorse per cui chi più ha concorre alla spesa in proporzione alle sostanze possedute senza far gravare il peso dello stato sui soliti a reddito fisso che subiscono e subiranno più di tutti da un eventuale tracollo. Inutile dire che in caso di esplosione incontrollata del debito interverrebbe la Trojka con conseguente massacro dello stato sociale, innalzamento delle tasse, recessione e miseria per anni.

La Redazione

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