Visco: il rapporto debito-Pil rischia l’insostenibilità

da Il Sole24Ore – 22 settembre 2018
«Il rapporto tra debito pubblico e prodotto potrebbe rapidamente portarsi su una traiettoria insostenibile». Così il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco al 64/o Convegno della Corte di Conti a Varenna (Lecco). Secondo Visco «vanno tenuti in considerazione i vincoli che derivano dall’elevato livello del debito» in quanto «un aumento improduttivo del disavanzo finirebbe col peggiorare le prospettive delle finanze pubbliche, alimentando i dubbi degli investitori e spingendo più in alto il premio per il rischio sui titoli di Stato». Se l’espansione di bilancio dovesse essere accompagnata da un deterioramento della fiducia degli investitori come quello che, per ragioni diverse, si è verificato tra il 2011 e il 2012, l’impatto sui tassi di interesse potrebbe essere, come allora, particolarmente elevato. «Non si possono applicare a situazioni di questo genere le stime basate sui valori registrati nelle economie avanzate in condizioni finanziarie normali» e «bisogna comunque ricordare che ogni anno lo Stato deve collocare sul mercato circa 400 miliardi di debito pubblico» .
«Nelle attuali condizioni della finanza pubblica e con un basso grado di efficienza nell’amministrazione, il ricorso al disavanzo va utilizzato con cautela» secondo Visco per il quale bisogna «assicurare un impiego delle risorse effettivamente rivolto al sostegno dell’attività economica, nel breve e nel più lungo termine». Il governatore di Bankitalia chiede la definizione di una strategia «credibile negli obiettivi di bilancio e nelle linee di riforma, tale da determinare una riduzione del premio per il rischio sui titoli di Stato italiani», con l’ulteriore avvertenza che non basta, da sola, un’efficace politica di investimenti («accrescere la spesa per investimenti finanziandola in disavanzo, senza incidere sul potenziale di crescita, fornirebbe benefici solo temporanei»). Per questo, ad avviso del Governatore, occorre un disegno organico «che punti a una ricomposizione del bilancio pubblico verso gli impieghi più produttivi, ad accrescere l’efficienza dell’amministrazione, soprattutto nei programmi di spesa destinati all’accumulazione di capitale pubblico, materiale e immateriale, a sostenere l’attività d’impresa e l’innovazione». È però «essenziale» che gli obiettivi di bilancio «siano e appaiano fortemente e credibilmente orientati alla stabilità finanziaria e che le linee di riforma siano efficacemente indirizzate a una crescita sostenuta, e inclusiva, dell’economia».
Una qualche eco dei moniti del vertice di Via Nazionale si riflette nelle parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. «Non possiamo trascurare i vincoli e gli impegni che ci vengono dall’Europa per non esporre la finanza pubblica ad altri rischi», di qui la necessità di «utilizzare al meglio tutte le risorse già disponibili»

Commento della Redazione

Non si può trascurare l’importanza fondamentale e al tempo stesso vitale per la sopravvivenza del Sistema – Paese e non solo dell’argomento del debito pubblico italiano sul quale sono concordi tutti gli analisti a prescindere dalle posizioni sovraniste e liberiste. Il livello raggiunto anche e soprattutto in rapporto il Pil che misura il grado di sostenibilità del debito nonchè l’entità degli interessi pagati non consentono di rinviare ancora precise scelte in ordine alla modalità di riduzione anche in vista di possibili e più che probabili attacchi speculativi ora e dopo la fine del QE  di Draghi che ha permesso di calmierare lo spread facendo dormire sonni tranquilli in questi anni di copertura. A questo governo è arrivato il conto di tutto, dalle clausole di salvaguardia alla fine dei tassi ridotti e qual è la risposta? Aumento della spesa corrente in disavanzo con una crescita del Pil nuovamente ridotta, spread in quota stabile a 250. I governanti sostengono che c’è bisogno di spesa assistenziale e di riduzione delle imposte ma a chi? ai ricchi o ai tartassati che campano con 2000 euro mensili con a carico figli, casa e spese di mantenimento. Ma nel programma del governo la riduzione dell’Irpef è già stata rinviata mentre il condono fiscale è già fisso all’orizzonte per raccattare qualche spicciolo di copertura della manovra danneggiando tutti i contribuenti onesti, le casse dello Stato e liberando viceversa evasori incalliti che ebbene esistono e non sono pochi. Quest’è la miopia dei politici e la rovina del popolo.

Lo spettacolo al quale si assiste in questi giorni in politica è triste e desolante, finirà con l’approvazione della legge di bilancio o sarà l’inizio della fine?

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